lunedì, 31 ottobre 2005
Bellissima serata e film adorabile. I commenti, prossimamente su questi schermi.
Buonanotte mondo.
domenica, 30 ottobre 2005
Voglio soltanto sapere perchè domani noi non facciamo ponte. Vi prego, ditemelo.
Già non ho la minima forza di affrontare il lunedì. Ma questo lunedì, non voglio affrontarlo.
Voglio restarmene sotto le coperte almeno fino alle 8.
E poi, dovete spiegarmi il senso di lavorare solo 3 ore il mercoledi mattina. Spiegatemelo. Io non ci arrivo.
sabato, 29 ottobre 2005
Taglio di capelli infame e conseguente umore pessimo. In se non è un brutto taglio, ma su di me non c'entra niente. Io volevo un taglio aggressivo, mi ha solo tagliato di brutto i capelli e me li ha scalati sul perimetro. Niente frangia storta e ciuffo malandrino. E poi, dulcis in fundo, me li ha fatti lisci. Non commento. Vabbeh.
Ho sfogato la mia delusione con un numero inconfessabile di gocciole dark e 2 bicchieri di ace rosso, cioè con le due miglior droghe esistenti sulla terra.
mercoledì, 26 ottobre 2005
Scoperte della sera.
Volere un bene immenso ad una persona: capirlo solo ora, che per circostanze estranee al vostro rapporto, non vi vedete da un pezzo.. e scoprire di non averglielo mai detto. Rimediare con un sms può non essere stata una buona idea, ma anche si. Chi può dirlo.
Realizzare di non avere da un po' di tempo nessuna notizia di quella ragazza con cui per tanti anni si è condiviso tanto. E accorgersi che in fondo non c'è neppure molta nostalgia.
Stupirsi della banale ovvietà del tempo che passa, e oggi faccio il mio primo complemese in ufficio. Peccato, vista la giornata a dir poco merdosa (o come dico io ogni tanto, merdica).
Infine, ma questa non è una scoperta della sera bensì di una vita da mediano di quasi 27 anni, realizzare che anche quest'anno mangeremo la Coppa del Nonno, al massimo.
Ma ci sarà un souvenir...
lunedì, 24 ottobre 2005
Quando ho varcato la porta di ingresso del mio ufficio ho sentito il tipico odore di quel posto. E mentre ero in ascensore ho tirato un bel sospiro di sollievo e ho pensato di essere finalmente arrivata a casa. Casa???
E' grave, lo so. Mi sono resa conto che mi era mancato l'arrivo alle 8, il saluto a Roby e le piccole routine dell'inizio lavoro. Mi era mancata la mia scrivania, la luce della stanza, persino la pausa caffè con Peppe. E il mio angelo custode.
Me lo dite come finirò tra cinque mesi? Vabbeh.
A parte questo.. è stato proprio bello starmene in Piazza Duomo, sottrarre due minuti al mio pranzo e alla mia fretta, e sentire quei due che suonavano il Sirtaki, lei con quello strano strumento che forse è solo un clavicembalo, anche se io non l'ho mai visto in vita mia. No, non l'ho mai visto, e allora?
Il Sirtaki suonato a Milano a mezzogiorno e mezza, sotto un sole appena scoperto dalla nebbia, mi ha fatto innamorare - di nuovo - della Grecia e del suo ballo. Ha infilato un ricordo dell'estate di 9 anni fa nel mio tailleur da ufficio e nel mio umore da lunedì, costringendomi ad un sorriso.
Poi la pizza da Spizzico, da sola come una specie di manager, seduta vicino a due sudamericani che ridevano di gusto.
Ma non è finita qui. Oggi Milano mi vuol bene e mi fa tanti regali. Cosa avrò fatto per meritarli, non so.
Un giro sotto i portici, passo di fronte alla Rinascente e ci sono i pannelli pubblicitari di Trieste appesi sotto gli archi, e usati come sfondo delle vetrine. Come faccio a non sorridere, a non illudermi che stiano lì apposta per me. Grazie, grazie, grazie. Perchè è bello essere a Milano e sentirsi comunque a casa in tanti luoghi diversi... e allo stesso tempo viaggiare, scontrarsi con tutte le facce, le razze, vestiti e colori. Accorgersi di essere felice.
Oggi mi sento una ragazza fortunata, il sogno me l'hanno regalato da un pezzo ma io oggi me ne sono resa conto.
Per domani, ci penseremo.
venerdì, 21 ottobre 2005
E' bello tornare a casa il venerdì all'una, guardare fuori dalla finestra del tram e lasciarsi accarezzare da pensieri velati da una leggera, malinconica labilità. Vedere Milano nella foschia, i volti della gente che cammina in via Ripamonti, i ricordi di una fermata della metropolitana. E le settimane passano tra paranoie e momenti allegri e mi accorgo che mi sono già affezionata a molti dei miei colleghi e penso che lasciarli tra 6 mesi al massimo sarà proprio triste.
mercoledì, 19 ottobre 2005
Vi prego... datemi le mie lenti a contatto..
Sono in crisi di astinenza, voglio i miei occhi.
Sono un po' preoccupata per il discorso sui miei occhi. Oggi ho realizzato che con questi occhiali vedo male e di conseguenza significa che sono ancora scesa di vista. Certo, il lavoro di videoterminalista non aiuta la mia già delicata situazione, però resta che non posso aver perso cosi tanto in meno di un mese di lavoro. Devo essere peggiorata già da un po'. Sono preoccupata, perchè son dovuta uscire alle 13, perchè proprio non riuscivo a lavorare vedendo cosi male: già alle 10 mi è venuto mal di testa e un senso di intorpidimento generale. E il brutto è che devo continuare cosi fino domattina alle 9, quando finalmente mi faranno la visita e potrò rimettermi le lenti a contatto.
Sono preoccupata perchè le mie condizioni forse non mi permettono di fare un lavoro da videoterminalista e ho paura che ciò mi creerà problemi nel futuro lavorativo... ormai quasi tutti i lavori si fanno su pc. In più noi stagisti abbiamo ancora gli schermi vecchi, e non credo che avanzerà qualche LCD per noi. Se potessi farlo, mi porterei in ufficio il mio schermo piatto: su questo ci ho lavorato molto più di otto ore al giorno senza accusare grossi problemi... invece quando torno a casa la sera ho due occhi gonfi e rossi da far spavento. Già, anche le luci al neon non aiutano. Insomma, al di là delle preoccupazioni lavorative legate all'inesperienza, la cosa più seria sono i miei problemi di sovraffaticamento della vista. E domani non so proprio cosa aspettarmi dall'oculista. Cosa mi dirà? Si può avere paura di una visita oculistica? Ho paura che questo mio handicap (perchè di tale si tratta, inutile far finta) possa pregiudicare una già improbabile assunzione.
Quelli della tim non mi hanno chiamato. Io li aspetto al varco. Molto probabilmente non ne ricaverò un ragno dal buco, ma fa nulla. Almeno non sono così cogliona da cascare nell'illusione che la loro offerta sia uguale a quella precedente, che non intendono più darmi. In questi momenti rimpiango di aver finito gli studi così tardi, altrimenti forse avrei avuto la voglia di studiare altri due anni e diventare avvocato. Però comincio ad accorgermi che il mio campo mi manca parecchio: non solo non lo avrei mai sospettato, ma la cosa comincia a farmi riflettere. Vabbeh.
lunedì, 17 ottobre 2005
Oggi vorrei ringraziare il mio collega che mi ha fatto pat pat sulla testa questo pomeriggio.
Grazie, perchè a volte lì dentro mi sento piccola e spesso mi sento insicura; e forse tu l'hai capito e cerchi di starmi vicino.
Lo apprezzo tanto.
martedì, 11 ottobre 2005
In fondo sono fortunata.
Lavoro lontano, ma in un bel palazzo nuovo, che fa la sua scena.
I colleghi avrebbero potuto essere ben più stronzi.
Il capo poteva essere un uomo arrogante che ti fa sentire una nullità e a cui non ti sentiresti di chiedere nulla.
Quindi va bene così, per adesso.
Come mi ha detto Silvia, è un dono lavorare nella Vigna.
Com'è che sa sempre disarmarmi?
A parte questo, la scena cardine della giornata è quella di due ragazzini: forse due gemelli, probabilmente iscritti al primo anno di ragioneria, ripetono diritto sul 721. Bravi, siete stati bravi. E mi piacerebbe sapere che scuola frequentate, perchè credo che l'insegnante sia stata brava.
Forse comincia a mancarmi un po' la legge. Vabbeh. Era prevedibile.
lunedì, 10 ottobre 2005

Il mio nuovo desktop.
Come sempre grazie al sito barcolana.it
domenica, 09 ottobre 2005
Non riesco ad oppormi al mal di testa. Quando arriva, c'è solo lui. Lo odio.
sabato, 08 ottobre 2005
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Una canzone può racchiudere in se molti ricordi. Ti può riportare in macchina con una coppia di amici, ti può far ripercorrere la strada del lago, vedere luoghi che aprono il cuore. E ti ritrovi a sfiorare ricordi random di quel periodo, la tesi, il periodo nero della mia vita, il bisogno di stare bene che era così forte da farti stare male. Una chiacchierata con un amico sotto un albero, entrambi troppo sensibili al sole delle due; scherzare insieme e pensare a dove organizzare la festa per la mia laurea. E quel cd che a noi in fondo non piaceva troppo, giusto le prime tre canzoni e basta.. ma sentivamo sempre quello. Io ascoltavo le parole di una canzone in particolare, e pensavo a molte cose. Anche a loro due, alla coppia di amici. Pensavo al loro futuro insieme, ormai così vicino. Un po' li invidiavo anche se senza cattiveria. E oggi su Rmc sentiamo quella canzone. La ascoltiamo tutta in silenzio, Beppe non cambia come suo solito, io canticchio il ritornello solo la prima volta perchè poi non ci riesco, i pensieri non permettono di cantare. Quelli vanno a chi adesso soffre senza capire e a chi non ha ben capito e non ha saputo fare altro che essere crudelmente onesto. Se fa male a noi, se a noi sentire questa canzone ci ha messo cosi tanta malinconia, chissà che cosa provano loro. Buona fortuna ragazzi.
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"forse fa male eppure mi va di stare collegato di vivere di un fiato di stendermi sopra al burrone di guardare giù la vertigine non è paura di cadere ma voglia di volare..."
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venerdì, 07 ottobre 2005

La cosa che amo di questo mio nuovo status è che ogni mattina esco dalla metro e vedo il Duomo. E penso a quando gli toglieranno l'incartocciamento e sarà bianco, luminoso e fiero. Ma essere in piazza Duomo ogni mattina, vedere Galleria Vittorio Emanuele che si risveglia e si prepara al suo infinito spettacolo è un qualcosa che mi riconcilia con la sveglia alle 6, il 721 in ritardo e/o stracolmo di gente, l'odore di umido e di umanità insonnolita. E penso che ne valga la pena. Di svegliarsi presto, di tornare a casa alle 8, di vivere tutto questo. Almeno mi sento viva, come non capitava da un po'. La cosa che odio è che praticamente non ho più una vita, esco alle 6.40 e torno alle 20, mangio, navigo o guardo un film che non finisca troppo tardi e poi a nanna. Niente più palestra, niente uscite infrasettimanali, niente di niente. Mi sembra di essere sempre lì, a volte mi confondo con i giorni perchè non mi rendo conto se sono tornata a casa oppure no.
Con riferimento al lavoro in se stesso nell'insieme sono contenta, ma sono tagliata fuori dalla comunella pugliese del mio ufficio e mi sento un po' triste, o meglio, un po' sola. E percepisco una velata sfumatura di disprezzo per me, donna e settentrionale, da parte della comunella pugliese di uomini. E a volte penso che il "razzismo" si manifesti anche in questo modo. Ma pazienza. La cosa buffa è che anch'io ho un quarto di sangue meridionale, ne vado fiera e non ho mai avuto la minima antipatia per i meridionali. Ma molti di loro ne hanno per me. Vabbeh. Non ragionar di loro, ma guarda e passa. Per fortuna sono circondata da persone che mi vogliono bene, meridionali e settentrionali, e non è il caso di sprecare le mie energie a dispiacermi per la loro freddezza.
Resto comunque dell'idea che controllare bene il titolo della propria tesi prima di mandarla in stampa non è una mission impossible; di conseguenza è inutile mettersi a recriminare dopo aver firmato per accettazione il foglio di prova. Figlio caro, facevi come ho fatto io: dieci minuti a controllare quel foglio prima di firmarlo, leggendo lettera per lettera e poi facendolo leggere pure ad un'altra persona. |
Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris. Nescio, sed fieri sentio et excrucior.
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