domenica, 30 luglio 2006
L'altro giorno un piccolo episodio mi ha ricordato come nella vita a volte bisogna avere quel minimo di coraggio. Come in fondo non si abbia niente da perdere.
Un frullato e una granita, si girava per una via del centro, come al solito chiacchierando di tutto e niente, come al solito sbirciando dettagli della Milano non banale, quella che si nasconde.
Ad un certo punto, un cortile in fondo ad un passaggio. Non si poteva non voler sbirciare, era bellissimo. Però c'era la porticina della portineria a destra, e sinceramente temevo che qualcuno sarebbe spuntato fuori di lì, dicendoci di andarcene in malo modo.... rovinando tutto.
Invece no.
Invece non solo ho potuto fare qualche foto dall'esterno (purtroppo il risultato di queste foto non è stato dei migliori), ma dopo pochi attimi è spuntato un tizio, che con un dolce sorriso un po' sdentato mi ha chiesto se volessi entrare a fare foto. Ma non finisce qui, perchè il signore in questione, forse felice di avere qualcuno con cui chiacchierare, ha cominciato a raccontarci la storia di quel cortile, che ai tempi era un cimitero. Ci ha mostrato le lapidi che sono state trovate, e poi... ci ha fatto entrare nel suo piccolo laboratorio.
Che non era quello di un calzolaio, ma di un riparatore di orologi d'epoca.
Mi piacerebbe essere abbastanza brava per poter descrivere le sensazioni che si provano entrando in quella stanza. Lui sarà un riparatore di orologi ma lì dentro il tempo è sospeso, nonostante qualche ticchiettìo proveniente da qualche parte.
Tra manuali di elettrotecnica, raccolta di discorsi di Mussolini e guide turistiche su Milano, ci ha mostrato una specie di pendolo che all'epoca serviva a mantenere sincronizzati tutti gli orologi pubblici della città.
Una specie di distributore d'ordine.
Ce ne vorrebbe adesso uno per me, un riordinatore della mia vita.
domenica, 16 luglio 2006
E' passata una settimana da quella sera in cui ci siamo ritrovati in 20 in una casa che per me ha ricordi legati al passato, al liceo: i sabati sera a dormire dall'amica chiacchierando fino alle 5 di quello che avremmo fatto da grandi.
Una settimana fa a quest'ora eravamo tutti lì, fermi, a sperare. Io mandavo sms a chi forse non poteva vedere la partita, cercando di memorizzare azioni e nomi per riferirli correttamente in 160 caratteri. I pantaloni verdone militare e la canottierina rossa con scritto 81, un paio di scarpe da ginnastica e ovviamente una speranza ben celata a tutti.
Non mi ricordo quasi nulla di 24 anni fa: eravamo a Lignano in vacanza in quel residence, papà aveva portato la tv da casa; fuori c'era un gran casino e forse anche i fuochi d'artificio. Tutto qui.
I rigori non li ho visti. Mi sono messa in terrazza, insieme ad un'altra ragazza che fumava seduta per terra. Io stavo in piedi, appoggiata ad una bandiera infilata su un'asta e piazzata lì, simbolo dell'orgoglio di essere italiani al di là di tutto quello che ci dicono contro.
Mi sono lasciata sostenere da quella bandiera; quando aprivo gli occhi guardavo le piastrelle della terrazza.
Non ho visto neppure un rigore, ho solo esultato per ognuno stringendomi alla bandiera. E poi dopo Grosso, solo un abbraccio e una risata, una risata che partiva proprio dal cuore. Ho abbracciato Beppe con gli occhi lucidi, ho pensato che a volte una nazione si merita anche una gioia così infantile e fine a se stessa, solo per stare meglio per un po'.
In giro per Monza fino alle 2, ho comprato una nuova bandiera. L'ho sempre fatto per celebrare le vittorie sportive che mi stanno a cuore. Ho cantato il tormentone del momento senza neppure sapere che cosa fosse di preciso, ho urlato il mio inno con tutta la voce, alla faccia di chi dice che sia brutto, perchè gli inni nazionali non sono mai brutti. Nella festa non mi fregava di nulla, del sonno atroce che avrei avuto il giorno dopo in ufficio, della voce inesistente, del caldo...
Mi manca già quella notte. Mi mancano quei colori, quella gioia, la stanchezza e la voglia di cantare ancora una volta: "Siamo i campioni del mondo!"
E' passata una settimana di lavoro, di risate e incazzature più o meno grandi, di un pranzo passato da sola a mangiare un gelato; di momenti in cui ho sentito la mancanza del mio angelo custode in un modo che non avrei mai immaginato.
Mi hanno pagata, ho fatto un po' di shopping, mia mamma si è seccata perchè sono tornata tardi dall'aperitivo.
E domani si ricomincia.
Vorrei che fossimo di nuovo Campioni del mondo.
lunedì, 03 luglio 2006
Quello che sei
in tutto quello che fai
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...con qualche kappa in più, su un muro di Viale Bligny
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Forse certe giornate e il verde acido che ti lasciano tra i pensieri hanno uno scopo.
Una stupida umiliazione, inflitta da una persona di cui non ho la minima stima, può fare rabbia ma in fondo torna anche utile, per scrollarsi di dosso pigrizie e lacune personali.
Resta però l'insofferenza per una persona meschina, piccola piccola; una persona che si gonfia con le debolezze degli altri di per sè non può valere più di un soldo bucato.
Dopo amare considerazioni nel tragitto metrò-pullman, sono arrivata alla conclusione che l'unica reazione che merita questo episodio è una sana alzata di spalle. Il suo disprezzo non mi deve ferire perchè di fatto rimane impigliato nelle maglie della mia noncuranza.
In ogni caso, credo che esista una specie di sindrome da rientro del pendolare. Quando mi sento anche solo un tantino fuori fase, durante il mio viaggio di ritorno mi ritrovo immersa in uno spleen indescrivibile. E' come se condividessi tutti i pensieri malinconici dei miei compagni di viaggio, come se le nostre fatiche si riflettessero tutte insieme.
Forse il viaggio di ritorno verso casa, questo sballottarci tra orari e sedie di plastica arancione, ci rende tutti un po' soli e fragili.
domenica, 02 luglio 2006
Serata italo-spagnola, a cena con i colleghi di Beppe. All'inizio ero un po' intimidita dal ritrovarmi in un gruppetto già abbastanza affiatato; il problema della lingua lo sentivo meno perchè italiano e spagnolo hanno grossi punti di contatto, percui non mi preoccupavo più di tanto.
E' andata molto bene, ho chiacchierato un po' con tutti, c'erano due ragazzi simpaticissimi che mi hanno fatto morire dalle risate e hanno raccontato aneddoti carini. Ad esempio quello che noi chiamiamo Pan di Spagna, loro non la considerano una cosa tipicamente spagnola, anzi, ho dovuto descrivergli come è fatto, quali ingredienti si usano, e alla fine mi hanno guardata un po' incerti...
(ci sarebbe anche un altro aneddoto, ma meglio evitare di raccontarlo qui, non si sa mai.... ^__^ )
Insomma è stato divertente, e mi è venuta una gran voglia di imparare lo spagnolo. Anche se devo dire la verità, in questo periodo ho molta voglia di rimettermi a studiare le lingue. Qualche tempo fa ho sentito Vincenzo parlare in inglese con i tedeschi e mi è piaciuto molto; pochi giorni fa davanti alla stazione Centrale una giapponesina mi ha chiesto indicazioni in inglese e mi è spiaciuto non essere chiara e dettagliata come avrei voluto. Ieri sera parlare con gli spagnoli era ancora più stimolante perchè si riusciva a capire solo parte del discorso, e rimaneva quella sensazione di poter capire di più, se solo si studiasse un po' la lingua.
Dopo la cena siamo andati al Living, trasferendoci subito in quell'altro locale simile là vicino. Mi hanno portato il daiquiri alla fragola più schifoso della mia vita, era acidissimo. Anche la Caipiroska di Beppe era infame...Ho seriamente rimpianto di non essere al Volo, e ho giurato a me stessa di non tornare in quel locale nemmeno sotto tortura.
Per stamattina c'erano grandi progetti di lago o piscina, ma sono stati tutti accantonati. Troppo sonno da recuperare, pensare di alzarmi presto era inconcepibile.
Così mi sono svegliata poco fa. Stesa sul letto nella penombra, ho passato due ore a rileggere vecchi sms con gli occhi pericolosamente lucidi e qualche sospirone di troppo.
E' proprio vero, la sera leoni....