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ringrazio me stessa per aver avuto le palle di aver cambiato molto della mia vita; ringrazio chi ha sempre pazienza e ostinazione per farmi tirare fuori le palle quando mi spegno nei momenti duri.







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lunedì, 11 dicembre 2006



Coda. Coda fin nello svincolo per entrare nella Est, un fluire di sospiri, di sguardi seccati, stazioni radio cambiate, pensieri inquietamente rivolti alle cose da fare.
Coda plumbea.
E davanti ai nostri occhi gli aerei di Linate riacquistano la loro libertà verso una notte con poche stelle, nonostante la bella giornata.
E noi, fermi.

La coda è irritante perchè costringe a pensare.
Non basta l'autoradio, un giornale da sfogliare, o un amico da chiamare. La coda è impietosa, non gliene frega niente se non ne hai voglia, se cerchi tregua: sviscera tutto ciò che tieni in sospeso e ti obbliga a sentirne il peso sulle spalle, sulla pancia, sulle palpebre.

Siamo fermi.
Avete mai notato come cambi la musica in macchina?
Durante il viaggio è come se la musica prendesse la forma del paesaggio che ci accompagna. Prende vita e colore, sfuma in un'alba milanese o si immerge in una notte di un paesino del Sud.
Ma la coda insinua la sua perfidia anche nella musica. Non la sopporto, se sono ferma mi innervosisce. L'attesa diventa una violenza fisica corredata da sottofondo musicale, il pensiero diventa veleno, silenzioso, acido.

Vorrei abbassare il finestrino e parlare con quella ragazza nella macchina a fianco alla mia.
Una Yaris blu. Altri anni, altri desideri.
Mi piacerebbe chiederle dove deve andare, che vita deve indossare appena tornerà.
O magari parlare di lavoro, percorsi ed esperienze e ricerca di nuovi stimoli da accartocciare alla sera, insieme al giornale del mio senso di inadeguatezza.
La riga tratteggiata della mia corsia è anche la mia sola interlocutrice, nella sua coerenza mi disarma,  vorrei che la vita fosse sempre così, o forse no.

Ma perchè siamo fermi....
Ci si immagina il grosso incidente.
E magari si ha anche il coraggio di lamentarsi quando si scopre che si tratta solo di qualche vetro rotto. Ci voleva qualche spargimento di sangue per giustificare questo casino, almeno una macchina distrutta e cinque veicoli coinvolti. Sennò che cazzo, non ne è valsa la pena.
Come siamo banali, anche nelle nostre crudezze subconscie.